Il profumo della dolce vita

Marilù De Nicola, allieva di Marco Corpo prima e di Claudio Jankowski poi, conversa con Andrea Giostra e ci anticipa in esclusiva la produzione del film “Nessun Limite” tratto dal romanzo di Sonia Planamente, pubblicato nel 2014 da Kimerik Editore.

“Il Profumo della Dolce Vita” ha incontrato Marilù De Nicola, bellissima donna napoletana, estremamente affascinante, artista poliedrica affermata e di successo, modella, indossatrice, ma soprattutto attrice di Cinema, di Teatro e di serie televisive TV, rappresenta l’arte della recitazione con magistrale passione e modernità, e racconta a “ilprofumodelladolcevita.com” la sua interessante storia di attrice, e la produzione del film “Nessun Limite” tratto dal romanzo di Sonia Planamente, pubblicato nel 2014 da Kimerik Editore.

Marilù 04Marilù, benvenuta a “Ilprofumo delladolcevita.com” e grazie per avere accettato il nostro invito. So che sei napoletana, e sei anche una bellissima donna. Ho deciso, come faccio qualche volta, di iniziare questa intervista, che sarà più una bella conversazione, raccontandoTi un fatto storico della mia città, Palermo che riguarda il famosissimo – almeno per noi palermitani – “Teatro Massimo” che fu costruito tra il 1875 e il 1891 in stile neoclassico-eclettico da due tra i più importanti e famosi architetti di quel tempo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Dopo la prematura morte di Giovan Battista Filippo, Ernesto Basile, il figlio, finì i lavori del Teatro. Nel gigantesco Frontale del Teatro Massimo, l’allora potentissimo e molto colto Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile, del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia prima, e, successivamente, del Regno di Umberto I, ordinò che venisse incisa una frase che – si narra – scrisse lui stesso. Il Teatro Massimo di Palermo è uno dei Teatri più belli d’Europa ed è il secondo per grandezza e capienza di spettatori. Possiede una qualità acustica terza in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase che ti accennavo prima e che Finocchiaro Aprile volle venisse incisa sul frontale principale del Teatro Massimo è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».

Tu, Marilù, quale artista poliedrica e di successo, leggendo questa frase, quale riflessione ti viene in mente che vuoi condividere con noi adesso, così, a caldo prima, e dopo, riflettendoci un po’?

Conosco la frase il cui autore resta sconosciuto avendola letta sui libri di storia. Il motto evidenzia lo scopo e la vera essenza di fare teatro rispettando la bellezza e la verità permeate di sogno e magia. Nei miei lavori cerco di mettere in atto tutta l’essenza da cui essa proviene.

Ma secondo te, Marilù, oggi l’arte nelle sue vari espressioni (Cinema, Televisione, Web-Series, Letteratura, Arti visive, etc…), e il Teatro in particolare, hanno ancora questo mandato così importante di plasmare le menti del popolo infondendo cultura e civiltà finalizzate alla convivenza civile e ad una cultura civica condivisa per il benessere di un popolo? Cos’è oggi l’arte per te? Cosa rappresenta rispetto al significato che aveva nella cultura classica greco-antica?

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Per me, Andrea, l’arte racchiude la recitazione, la danza, la musica, l’acrobazia, la poesia, la pittura, la scrittura, la parte di te che esce come creativo. Poi, per l’arte non esiste la quarta parete perché c’è sempre il pubblico e l’attore vuole emergere.

Per la cultura greca antica, invece, l’arte è l’arte della bellezza, del corpo umano, della giovinezza, degli dei, basata sull’ammirazione del bello in senso stretto. Meglio affidarsi al talento, la bellezza passa.

Marilù, questa è una domanda che io definisco “classica” nelle mie interviste, la faccio sempre. Io da adolescente, ma anche da adulto, sono stato e sono tutt’oggi un gradissimo lettore di quello che ritengo uno dei più grandi scrittori della storia dell’uomo, e mi ricordo – ho poi verificato ovviamente! – che in uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo” pubblicato nel 1864, Fëdor Michajlovič Dostoevskij parla, tra le righe, della “Teoria dell’Umiliazione”. Negli anni ’90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno addirittura fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che parte dal presupposto che sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza di vita e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi! Marilù, nella tua carriera hai mai subito delle umiliazioni professionali che ti hanno lasciato un segno doloroso e indelebile; oppure, sono state umiliazioni che ti hanno fatto crescere professionalmente e ti hanno dato più forza e più determinazione per continuare a seguire la tua passione e il tuo talento?

Sono una persona combattiva e le umiliazioni mi hanno dato il coraggio di andare sempre avanti. Ho avuto tanti “NO” nella mia professione, li ho incassati, ho alzato la testa e non ho mai desistito per raggiungere le mete che mi ero prefissata.

Ho fatto mia la frase di Ulisse nell’inferno di Dante: “nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza”.

Per me virtù rappresenta impegno, l’accettazione delle critiche e delle umiliazioni che invece di abbattermi hanno contribuito a fortificarmi nel lavoro e nella vita. Conoscenza rappresenta il continuo e perseverante studio in tutti campi.

E’ proprio vero allora quando si dice che “quello che non mi uccide mi fortifica!”. Io penso che sia proprio così e tu hai ragione nel dire quello che ci hai raccontato Marilù, e a mio avviso hai seguito la strada giusta: quella della tua passione per l’arte, malgrado le piccole o grandi umiliazioni artistiche subìte. Marilù, Ti ricordi che età avevi quando hai capito con chiarezza che avresti voluto fare questa professione: l’artista, l’attrice? Come e quando è iniziata la tua carriera?

Da sempre sapevo di voler fare questo lavoro. Da bambina con mia sorella Carmen – oggi una donna fantastica – giocavamo a fare le attrici.

La mia carriera è cominciata da giovanissima, con l’arte della fotografia e posa, ma l’imprinting è nato alla “Prima” di un mio spettacolo teatrale al “Bruttini” di Napoli.

In quale anno è successo? Cosa è accaduto in questo spettacolo di così importante e potente da darti questa certezza? Ti ricordi qual era l’opera e chi erano i tuoi compagni di viaggio in questo spettacolo?

Marilù 08Era il 2001. Ero ancora a Napoli. Ero nella compagnia teatrale “Il Proscenio” di Marco Corpo, e andavamo in scena con “Il figlio della balia2. Io ero Margherita Merlotto, una donna pettegola, aggressiva, indisponente, gelosa.

Quando interpreti un personaggio che ti somiglia è un gioco, è come interpretare se stessi, ma quando è totalmente diverso da te, ti affascina, perché lì devi rispondere ad una sfida importante. Nel momento in cui siamo arrivati ai saluti finali e Marco mi ha chiamato sul palco con gli altri attori, ho sentito il calore del pubblico e quegli applausi tutti per me. A quel punto ho capito che era la cosa giusta per me: fare l’attrice.

Quando poi ho riconosciuto nel pubblico mio padre che per la prima volta era venuto a teatro per me, e mi ha salutato con un cenno di consenso, ho capito di aver vinto. Lui non accettava questa mia scelta ed è stata UNA GIOIA INDESCRIVIBILE. Provengo da una famiglia di economisti e informatici dove l’arte, il teatro sembravano cose che appartenessero ad altri. Noi dovevamo essere solo gli spettatori.

Vorrei cogliere l’occasione per lanciare un messaggio ai giovani. A volte i genitori non approvano le scelte dei figli, altre volte li ostacolano, credendo di fare il loro bene. E solo perché distanti dall’idea del loro diverso, non permetterglielo, prima o poi capiranno.

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